L’appello di Ruslan ci fa deviare: “Senza scarponi, senza generatori, non abbiamo il necessario per sopravvivere all’inverno”
È iniziata la nona missione umanitaria in Ucraina del progetto Ovunque, promosso da Inossidabile Onlus insieme a Frontline Aid Riders.
Un viaggio programmato da settimane, con consegne stabilite e associazioni da raggiungere lungo la linea che dalla Polonia porta verso il Donbass.
Ma appena entrati nel Paese, la missione ha preso una direzione inattesa: una deviazione urgente per incontrare Ruslan, un comandante di 45 anni che avevamo conosciuto quest’estate.
La storia di Ruslan: Ruslan ha vissuto a lungo in Italia, dove pensava di invecchiare e dove si era costruito una vita e una famiglia. Quando la guerra ha travolto il suo Paese è tornato in Ucraina per difenderlo.
Lo abbiamo incontrato la scorsa estate, durante una consegna di medicinali nella regione di Pokrovs’k: lui e la sua piccola unità ci accolsero nella loro “casa sicura”, offrendoci rifugio e un letto per la notte quando, vicinissimi al fronte, cercavamo un posto sicuro per dormire..
Ruslan guida una guarnigione di operatori di droni: uomini comuni diventati soldati per necessità.
Uomini che, come molti altri, condividono con noi non solo spazi e tempo, ma anche paure, confidenze, silenzi.
Quando si vive accanto a unità così piccole, quando si mangia insieme, quando si dorme nello stesso bunker, nascono legami che superano i ruoli.
È inevitabile sentire di voler aiutare.
Cosa ci ha chiesto: quando ha saputo che stavamo entrando in Ucraina, Ruslan ci ha contattato subito. Non per chiedere armi, ma per cose che dovrebbero essere scontate: scarponi invernali, pantaloni termici, un generatore, perso durante un bombardamento che ha distrutto tutta la loro attrezzatura.
La verità è che in Ucraina il fronte vive con mezzi insufficienti:
lo Stato può fornire caschi, un paio di scarpe, qualche protezione e poche armi.
Il resto — dal vestiario al riscaldamento, dai medicinali ai generatori — è quasi tutto a carico dei soldati.
Secondo le associazioni locali, tra il 40% e il 50% dell’equipaggiamento necessario alla sopravvivenza proviene da donazioni, volontari e realtà umanitarie.
E molti di questi soldati non sono militari professionisti: sono civili che si sono trovati davanti a una guerra inattesa, obbligati a combattere o mossi dalla volontà di difendere la propria terra.
La deviazione: per questo, la missione ha deviato verso l’area in cui Ruslan e la sua unità sono ora dislocati.
Stiamo anche facendo quello che chiamiamo “farmacia itinerante”: lungo il tragitto, quando incontriamo civili o soldati con bisogni sanitari urgenti, ci fermiamo e consegniamo ciò che possiamo.
Perché in guerra l’aiuto non può essere rigido. Deve adattarsi, rispondere, farsi presente.
Cosa chiediamo: per aiutare Ruslan e la sua unità abbiamo bisogno di un supporto immediato.
Molte attrezzature saranno acquistate direttamente a Kyiv, sia per questioni di logistica, sia per sostenere l’economia locale.
Chiediamo quindi un contributo a chi può:
ogni donazione ci permette di comprare vestiti invernali, medicinali, attrezzature mediche e generatori, strumenti indispensabili per far sopravvivere questi uomini nelle prossime settimane di gelo.
Perché continuiamo: la parte bellica del conflitto è sostenuta dallo Stato.
Ma la parte umana — la vita quotidiana, la sopravvivenza personale dei soldati, il loro riscaldamento, i farmaci, il vestiario — esiste solo grazie alla solidarietà.
E senza missioni come la nostra, unità come quella di Ruslan non avrebbero accesso a ciò che serve per affrontare l’inverno.
Per questo Ovunque continua.
Perché, al di là delle geopolitiche e delle armi, questa è una guerra che coinvolge persone, non numeri.
Persone che non hanno scelto di trovarsi lì, ma che oggi dipendono da gesti come i nostri — e i vostri.
Chi vuole aiutare può donare: ogni contributo, anche piccolo, si trasforma in protezione, calore, vita.
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